Cucina Senza Senza ®

con Irene

Le felicità possibili – abstract

Pubblicato il | 17 luglio 2014 | 6 Commenti

Eccolo, finalmente il nuovo libro si intitola Le felicità possibili: testi di Irene Binaghi, foto di Anna Galante.
Qui trovate un piccolo assaggio da prendere tutto di un fiato: due foto e due racconti e, più in fondo, qualche riga sul perché e il come siamo arrivate a mettere parole e immagini su carta.

Se poi siete proprio di buon umore e volete farci sapere cosa ne pensate, attendiamo trepidanti i vostri commenti.

Sott’acqua

Alla mattina presto in spiaggia non c’è nessuno. Con disinvoltura e discrezione basta entrare in acqua con il pezzo sotto del costume e dopo qualche bracciata toglierselo per legarselo al polso, come un braccialetto. Sullo sfondo sta un’isola che ha un re e un festival del cinema, si raggiunge solo in barca. Ma in fondo è lontana: a nuoto non si arriva. Le mani, immergendosi nell’acqua, creano delle perle d’aria iridescenti come mercurio liquido che fanno il solletico alle labbra e alle narici. Non si tocca il fondo, ma stranamente, nessuna paura avanza. Il mare calmo avvolge tutta la pelle come un’onda lunga, dalla nuca al punto tra le scapole, alla curva sotto i reni, ai calcagni.
La freschezza tranquilla si è sincronizzata con le bracciate, con il movimento dei piedi.
L’acqua azzurra, luminosa, forse deve i suoi bagliori dorati alla luce oppure alle dune di sabbia sul fondale.
Un gabbiano lontano fa il suo verso. Il sole illumina senza scottare. Un uomo si immerge per un bagno, è completamente rasato, con gli occhi dolci, quasi liquidi del colore del mare, ha lunghe mani dalle dita piatte e dalle unghie ovali, ha deciso di nuotare all’alba, entra in acqua, si avvicina. Si ferma di botto, alza le mani. Una stella marina gigante lo avrebbe stupito meno di un esemplare della sua stessa specie, al femminile, che fende l’acqua come mamma l’ha fatta.
E’ incredibile come due piccoli pezzi di stoffa possano rappresentare il limite tra la libertà totale e il sentirsi vestiti.


Innamorarsi

Da piccoli giocavano insieme sugli stessi ciottoli. Si aggrappavano ai muretti di sera per vedere i film all’aperto. Cadevano spesso con la terra sotto le unghie e l’erba secca nelle narici. Poi un giorno trovò la sua porta chiusa. Continuava a passare e ripassare, sperando gli apparisse sulla soglia per andare a giocare: rallentava il passo tutte le volte che arrivava all’altezza di casa sua. Una vicina, dopo una settimana, ha urlato dalla finestra: “E’ partita per l’Italia con la sua famiglia!”.
Ha sbattuto i vetri rientrando.
Quel rumore ha continuato a infrangersi nelle sue tempie insieme al profumo di salsedine, pesce e spezie.

Abbassava la testa, in quel tratto di strada dove si trovava sempre più spesso, suo malgrado.
Italia, Italia continuava a ronzargli nelle orecchie come la scia di una sirena di un battello.
Finché partì, come tanti per un nuovo futuro ma, soprattutto, per ritrovarla. Tutto quello che ha attraversato, ne è valsa la pena perché ora sono insieme guardando il mare, che qui sa di limoni, gelsomino e menta. Si sono trovati, sposati e ora aspettano un figlio.

Lei lo guarda con due occhi grandi e ciglia lunghissime, si accarezza sotto il mento il velo che le copre la testa:

“Posso togliermi il velo? Fa caldo.” – gli chiede.

“No” – e scuote la testa per sottolineare il concetto.

Lei socchiude le sopracciglia inspira profondamente e si snoda il velo.

Dentro di lui qualcosa si spezza. Gli ha disubbidito, in pubblico.

Dalle nocche delle dita gli partono colpi che non riesce a fermare, e affondando sulla sua pelle tesa di giovinezza e del bambino che nascerà presto.

Tutto intorno crescono le urla dei passanti, si aggiungono le sirene della polizia. Correndo arriva il padre di lei. Gli urla:

- “Ti rendi conto dell’offesa? E’ tua figlia come l’hai educata?”

Qualcuno lo prende alle spalle, la clavicola cerca di buttarsi a mare, ma il metallo scatta intorno ai suoi polsi, un raggio di luce riflesso lo acceca facendogli chiudere gli occhi.

E’ tutto finito, sotto il suo sguardo senza velo.
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Progetto

Tema:
Il contatto con la nostra essenza ha un suo ritmo fatto di respiro e battito cardiaco: si chiarifica ancora meglio quando discutiamo con gli aspetti più artificiali, con le loro luci abbaglianti e suoni che coprono. L’alimentazione può essere consapevole o ingurgitata, la guarigione puo’ significare trasformazione.
La quotidianità ci segna senza che ce ne rendiamo conto.

Scopo:
E’ un invito ad aprirsi, con leggerezza, alla curiosità verso temi quali il contatto e il rispetto della Natura, la cultura Bene di Tutti, la tolleranza, la creatività, l’armonia mente-corpo-ambiente-altre persone, il valore conoscitivo dell’istinto, l’alimentazione consapevole, le pari opportunità. Si vuole suscitare in chi legge e in chi guarda, la consapevolezza che si è liberi di orientare la propria vita in ogni momento. Alcune attività avvicinano alla naturalità altre allontanano. Ciascuno di noi ha l’opportunità di cercarle, esplorarle e sceglierle incontrando persone, attraversando luoghi come una città caotica, fermandosi a una fonte antica, oppure spostandosi in non-luoghi come i treni, gli aeroporti o una biblioteca.
Perché viaggiare e sapere hanno una valenza simile: ricca e umile nello stesso tempo sospeso.

Forma:
Tutto accade in 30 racconti e 30 immagini da leggere, guardare tutti di un fiato, oppure da aprire a caso, seguendo il momento. Attraverso brevi testi e immagini sono messe a confronto 15 situazioni programmate con 15 situazioni dettate dalla libertà di ricollegarsi con l’essenza più profonda di noi stessi, degli altri e dell’ambiente. In ogni proposta si cerca di mettere in evidenza il bello e il difficile di entrambe le prospettive.

Tecnica:

Testo: Sono messe a confronto storie e atmosfere con uno stile per i racconti che parlano di artificiale ed uno stile per i racconti che ritraggono il naturale. Rumori meccanici, bagliori elettrici caratterizzano le situazioni per le prime, il ritmo del respiro, del battito cardiaco identificano le seconde.
La voce narrante è quella di una pantera nera, emblema dell’istinto. Il grande felino si aggira da una situazione all’altra, svelandosi solo a chi, tra i personaggi, ha la forza di guardarla negli occhi. Lascia le sue impronte in evidenza per chi ha voglia di distinguerle.

Foto: Ritraggono il corpo perché ogni scelta tra natura e artificialità ha un impatto sulla pelle che diventa specchio, teatro e memoria del nostro percorso, nei dettagli, nell’insieme, per le donne, per gli uomini, senza distinzione di età, di genere o di origine. La luce di volta in volta invia bagliori caldi o freddi sui segni dell’equilibrio, del tempo che passa, della gioia, degli incidenti, dei capricci. Anche la quotidianità, gli indumenti che indossiamo, lasciano una traccia a cui mai prestiamo attenzione, eppure, giorno dopo giorno, quel tessuto in filigrana sui pori crea abitudini.

Una copia è stata inviata all’ufficio deposito opere inedite della S.I.A.E. Ora manca solo l’editore: si accettano candidature spontanee ed entusiaste. Astenersi perditempo.

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Commenti

6 Commenti a “Le felicità possibili – abstract”

  1. Marisa
    21 luglio 2014 @ 14:06

    Buongiorno, per quanto colpita ed entusiasta purtroppo non sono un editore, ma soltanto una lettrice appassionata. Peccato! Il vostro libro l’avrei pubblicato volentieri!
    Il primo racconto mi ha trasportato ed emozionato, l’ho sentito nella pelle, il secondo mi ha fatto l’effetto di una fiamma, che ti attrae ma poi ti brucia.
    Bellissime anche le fotografie…ma non me ne voglia l’artista: io amo le parole più delle immagini. Un grosso in bocca al lupo ad entrambe! P.S. Molto interessante il progetto, e particolare!
    Marisa

  2. irenekitchen
    22 luglio 2014 @ 19:10

    Grazie Marisa,
    Un sostegno sincero, generoso, inaspettato ed entusiasta come il tuo è un vero balsamo dell’anima, per chi si mette in gioco in pubblico e inizia la ricerca di un editore. Irene

  3. Elisabetta
    23 luglio 2014 @ 08:08

    Difficile trovare le parole per esprimersi, sono emozionata e felicissima di questo libro, Irene riesce ad entrare nel profondo con le sue parole, Anna con le immagini!

    brave

  4. irenekitchen
    23 luglio 2014 @ 14:17

    @Elisabetta: Grazie per la pazienza con i nostri silenzi e i nostri fibrilli, sia miei che di Anna….Anni di silenzi e fibrilli che hai saputo calmare e abbellire con le tue collane di ceramica che ci seguiranno ad ogni passo de le felicità possibili. Un abbraccio. Irene

  5. Marisa
    24 luglio 2014 @ 12:28

    Grazie per avermi risposto, Irene… forse sarà perché mi trastullo un poco con la scrittura, per hobby non per lavoro, ma sono entrata in empatia immediata con le tue parole, e con il ruolo che ora ti trovi a rivestire. Mi auguro troviate chi è in grado di comprendervi e valorizzarvi!
    Marisa

  6. irenekitchen
    24 luglio 2014 @ 14:46

    @Marisa, un abbraccio! Grazie.

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