Cucina Senza Senza™

con Irene

Verso la Tolleranza ad Olio Officina Food Festival

Pubblicato il | 25 gennaio 2012 | Lascia un Commento

Zitte, zitte, quatte, quatte con Cristina Insaghi e Valeria Pincini, abbiamo scritto un nuovo libro “Verso la Tolleranza”: uscirà a marzo edito da Malvarosa Edizioni. Insieme raccontiamo  la storia di una mamma, Cristina, ed una figlia, Valeria, che crescono superando le intolleranze alimentari, con 111 ricette semplici di ogni giorno, la conquista di non sentirsi ammalati per sempre, la consapevolezza di una guarigione che passa dalla tolleranza verso le eccezioni, la storia della propria famiglia attraverso la cucina di nonne, mamme e figlie.

Durante Olio Officina Food Festival daremo un’anticipazione del libro: se siete curiosi potete venirci a trovare domenica 29.01 alle 15.30 nella sala donzelli, all’interno dell’area benessere al Palazzo Giureconsulti, in Piazza Duomo, per intenderci.

Per noi è un grande onore poter intervenire durante Olioofficina organizzato da Luigi Caricato, uno specialista degli oli: ha scritto scritto più di 20 libri sull’argomento. Olioofficina segna un percorso che abbraccia più linguaggi. Parte dalla cucina ma va subito oltre, scendendo in dettagli sempre nuovi, già ampiamente esplorati nel corso dei secoli, ma reinterpretati e riattualizzati alla luce delle nuove evidenze scientifiche. Le diverse sezioni fanno perno sull’area cooking, con approfondimenti più concettuali che pratici, muovendosi attraverso spazi di riflessione in cui gli chef si misureranno di volta in volta con l’olio e con le sue molteplici implicazioni gastronomiche. Non solo chef, in ogni caso. A  Olioofficina  c’è spazio anche per le riflessioni di nutrizionisti, chimici dell’olio, dietologi, pediatri, biochimici, oltre, ovviamente, che per oleologi, assaggiatori d’olio professionisti o amatoriali, analisti sensoriali.  

Non solo olio e non solo cibo. Come ogni festival che si rispetti, la sera, vi è il momento dedicato al salotto culturale e allo spettacolo. Incontri con scrittori, antropologi, filosofi, economisti, ma anche musica, con i Rhapsodija Trio  e il duo di chitarra classica Lorenzo Micheli e Matteo Mela, oltre a uno spettacolo in arabo, “Heina e il Ghul”, di e con Abderrahim El Hadiri, con la regia di Mario Gumina, per la cura della Cooperativa Teatro Laboratorio Brescia.

Non mancano le proposte che riguardano perfino i bambini, attraverso l’ideazione del “gioco dell’olio” pensato sulla base della collaudata formula del “gioco dell’oca”, realizzato in questo caso su un tappeto grande quanto l’intera sala che lo accoglie, sul quale bambini impareranno a conoscere e amare l’olio e la cucina giocando; ma avranno anche la possibilità di asisstere a brevi e ludiche lezioni di assaggio (“il naso dei bimbi per l’olio”) con la consegna di un diplomino finale da esibire orgogliosamente sulle pareti della cameretta in casa; e finanche lezioni di alimentazione, a opera di un pediatra, il professor Giuseppe Caramia, ormai nonno dedito alle giovani creature alla stregua di un nuovo don Giovanni Bosco.

E ci sarà inoltre tanto, e tanto altro ancora, con momenti che conducono a una visione olistica dell’olio e una interpretazione cromoterapica sia dell’olio, sia del cibo, passando per la cosmesi e la ricerca del benessere fisico e spirituale.

Se qualcuno non resiste fino a marzo può prenotare la sua copia di Verso la Tolleranza scrivendo ad Anna Fiorentino, la nostra editor info@malvarosaedizioni.it

Stampa Stampa  Invia Invia

Insalata d’arance di Sicilia

Pubblicato il | 22 gennaio 2012 | 8 Commenti

Se rovistiamo nella nostra memoria,  scopriremo innumerevoli sentieri che conducono alla Sicilia.

Nel mio piccolino, l’ultimo libro che ho letto è di Andrea Camilleri, l’ultimo spettacolo teatrale che ho visto è di Emma Dante. Se vado un pò più indietro, ricordo di esser rimasta folgorata da un villaggio di pescatori a Punta Ciriga, dalla Cuba e la Zisa a Palermo. E che dire di Nuovo Cinema Paradiso, di Giuseppe Tornatore?

Ma torniamo al piatto, punto di partenza sensoriale per ogni riflessione. Anche qui la Sicilia impera. In questa stagione con un freddo da tripla calza, dalla Sicilia arriva quel concentrato di vitamina fresca che è l’arancia. Per ora arriva. Se la situazione di agitazione dei tir, degli agricoltori e dei benzinai continua,  le arance non arriveranno più dalla Sicilia.

Si stanno già avvertendo le prime rotture di stock tra i grandi distributori. Ma la domanda di arance restera’ costante. I grandi distributori le importeranno da zone del mediterraneo più lontane, non italiane, con dispendio di tempo, carburante e denaro.

Questa ricetta è un invito ad assaporare i sapori netti, semplici, senza darli per scontati che, dalla Sicilia, arrivano sulle nostre tavole.

E’ un invito a parlare del lato buono e bello della Sicilia perchè tutti abbiamo ottimi motivi per sentirla vicina. 

Tempo occorrente: 15 minuti

Ingredienti per 4 persone:

5 arance di Sicilia

40 gr di mandorle di Sicilia

1 rametto di rosmarino

il verde di un cipollotto

1 cucchiaio d’olio extra-vergine d’oliva

Sale fino marino integrale

Pelare a vivo 4 arance. Spremere la quinta arancia e tenere da parte il succo, togliere la buccia.

Tritare al coltello rosmarino, scorza d’arancia, verde del porro e poi, a parte, le mandorle. Mescolare le mandorle al il trito aromatico.

Preparare un’emulsione con succo d’arancia, sale olio extra-vergine d’oliva.

Affettare le arance pelate a vivo, tagliarle a fette, disporle sui piatti, spennellarle con un pò di emulsione. Distribuire su ogni piatto il condimento alle mandorle.

Se avvertiamo tensioni intorno alla punta dello stivale, ci sentiamo come se qualcuno fosse saltato con gli anfibi sui nostri piedi nudi.

Stampa Stampa  Invia Invia

Ma i Mercati della Terra?

Pubblicato il | 21 gennaio 2012 | Lascia un Commento

La figlia di 20 mesi di una mia amica è stata a Lanzarote la prima settimana di gennaio. Si è molto divertita e se ne ricorda ancora oggi che è tornata in città. L’altra mattina, svegliandosi, a sua madre ha chiesto “Mamma, ma la sabbia?”.

Che belli i bambini che si pongono delle domande. Dovremmo imparare da loro.

Quando Milano ha deciso di cambiare amministrazione un fitto movimento di associazioni che sostengono l’alimentazione biologica ha sostenuto le nuove forze, tra questi i GAS e i Mercati della Terra. Il vento è cambiato e il sindaco pure. Ora però i Mercati della Terra di Milano sembrano aver perso la loro fissa dimora in Largo Marinai d’Italia. Oggi avrebbe dovuto svolgersi l’edizione di gennaio ma non si è trovata la sede.

Ci spiace. Molto. Con fiducia in una doppia edizione e Febbraio riportiamo la newsletter che ha comunicato il mancato appuntamento.

Cari amici del Mercato della Terra di Milano,

scriviamo questa mail per informarvi che a gennaio il Mercato della Terra si fermerà e l’edizione prevista per il 21 in Largo Marinai d’Italia non avrà luogo.

Come ben sapete, negli ultimi mesi sono state sollevate dall’amministrazione comunale una serie di riserve circa l’allocazione utilizzata dal Mercato della Terra di Milano in questi ultimi due anni. Ciò ha determinato l’inizio di un confronto con gli attuali amministratori volto a trovare una soluzione condivisa per un progetto che in questo periodo di attività, ha avuto modo di dimostrare la propria validità culturale e sociale anche attraverso l’ampio successo riscontrato tra i cittadini milanesi.

Restiamo convinti che questo confronto, possa determinare una soluzione rapida che abbia carattere definitivo e di stabilità.

Grazie a tutti per l’attenzione, a presto. Lo Staff del Mercato della Terra di Milan

Detto con il dono della sintesi noi rivogliamo i Mercati della Terra.

Stampa Stampa  Invia Invia

Osservatorio sull’Orto

Pubblicato il | 19 gennaio 2012 | 3 Commenti

Prendendo il Naviglio Pavese, lasciandosi alle spalle il caos di Milano, si raggiunge un paesaggio fatto di campi, caseggiati bassi dai muri giallini, riflessi d’acqua ovattati di nebbia. Una casetta rossa con vetri pulitissimi risveglia lo sguardo, è Erbabrusca: ai fornelli Alice Delcourt, che definisce il suo ristorante orto con cucina.

E dell’orto qui parleremo. Lo seguiremo nel suo evolversi secondo le stagioni. Perchè?

 Il pollice verde esula dalle doti di cucinasenzasenza ma un richiamo da un pò di tempo si fa sentire sempre più forte:  tornare con i piedi per Terra, magari anche con le mani, con il cuore e con i neuroni.  Ci affacciamo quindi su questa finestra coltivata.

Ora è tutto abbastanza fermo ma le erbe aromatiche, le cime di rapa, lo scalogno e l’aglio crescono nascoste sotto le protezioni.

 I bulbi di tulipano son già interrati.

Intanto una nutria, approfittando della chiusura del ristorante nei primi giorni di gennaio, ha fatto una scorpacciata di insalate invernali, sedano, finocchi, broccoli e tutto quello che a trovato.

E andiamo anche nell’orto.

Stampa Stampa  Invia Invia

linguine di kamut con cime di rapa in due, contributo di Nicola Batavia

Pubblicato il | 15 gennaio 2012 | 3 Commenti

Recentemente ho avuto la fortuna di chiaccherare con Nicola Batavia, lo chef del Birichin a Torino di Casa Batavia a Londra.

Per evitare il rischio di annoiarsi, ha curato la ristorazione di diversi giochi olimpici.

Quello che mi ha stupito è stata la gentilezza con cui si è messo lì con me a rielaborare in chiave senza-senza una sua ricetta. Mi ha anche dato un po’ di questa spezia incredibile, il fiore del finocchietto selvatico, detto fiore d’angelo e una bottiglia del suo olio. Questa ricetta quindi è proprio un suo contributo in ingredienti e pazienza.

Tempo occorrente 30 minuti

Ingredienti per 4 persone

350 gr di linguine di kamut semi integrali

1,2 kg di cime di rapa

2 spicchi d’aglio con la buccia

2  cucchiai d’olio extra-vergine d’oliva

sale grosso marino integrale

sale fino marino integrale

un pizzico di fiori d’angelo (fiore del finocchietto selvatico)

Lavare le cime di rapa mondarle separando le influorescenze e le foglie più tenere dal resto.

Mettere a bollire i gambi e le foglie meno tenere in abbondante acqua per una decina di minuti. Spezzettare con le mani le foglie più tenere e metterle in una padella con uno spicchio d’aglio, bagnare con il brodo di cime di rapa. Cuocere 3-5 minuti, scolarle, lavarle sotto l’acqua fredda, poi frullarle con ghiaccio, un pizzico di sale e un cucchiaio d’olio. Tenere da parte.

Dalla pentola di acqua bollente togliere le cime di rapa, salare  e bollire per 8 minuti le linguine, nell’acqua di cottura.

Intanto, sempre con le mani, separare in piccoli pezzettini le influorescenze, metterli in una padella con uno spicchio d’aglio, bagnarli con un mestolo d’acqua di cottura. Quando le linguine son pronte, scolarle, passarle nelle  cime di rapa passate, spadellarli.

Servire mettendo su ogni piatto un fondo di salsa di cima di rapa, poi le linguine ripassate con i pezzetti di influorescenze delle cime di rapa e infine spolverizzate di fiore d’angelo.

Che forte questo chef che si butta, Anima & Core, di qui e di lì dalla manica,

Stampa Stampa  Invia Invia Proposte più vecchie »

Cerca

  • AL RIPARO DA INTOLLERANZE

    Irene Binaghi
    Le ricette proposte su questo blog invitano a una cucina naturale, nel rispetto di chi soffre di intolleranze alimentari. Sono utilizzati ingredienti bio, senza latticini, senza zucchero, senza lieviti, senza grano, senza uova, senza carne, ma - soprattutto - senza rinunciare all’acquolina in bocca. Questa è quella che chiamo la sfida senza senza. Le intolleranze passano, il modo più naturale di cibarsi resta.
  • Cinguettii senza senza

  • Pausa Thè su YouTube

  • Parole da assaggiare

    Intolleranze Zero
  • Sottoscrivi

  • Translator